CULTURA “Cari Maestri”
Cristian Zarotti, in arte CRISE
“Cari Maestri”
Gubbio, l’arte tra materia e spiritualità Il gesto pittorico di CRISE nel dialogo tra la tradizione e la ricerca contemporanea.
di Vincenzo Amore
Gubbio, 17 ottobre 2026
Vi sono luoghi nei quali l’arte invita a soffermarsi, a guardare più a lungo, a interrogare ciò che abitualmente rimane ai margini della nostra attenzione. A Gubbio, città profondamente legata alla memoria di san Francesco d’Assisi, questo invito assume un significato particolare: la bellezza incontra il raccoglimento e l’esperienza artistica diventa occasione di riflessione sull’uomo, sulla sua interiorità e sul suo rapporto con il mondo. In questo contesto si è conclusa sabato 3 ottobre la manifestazione dedicata alla collettiva “Cari Maestri”, curata dal critico d’arte internazionale professor Giammarco Puntelli. Un appuntamento che, nel richiamo alla figura del patrono d’Italia, ha proposto un incontro tra linguaggi, generazioni e sensibilità differenti. Tra gli artisti presenti, Cristian Zarotti, in arte CRISE, ha offerto un contributo capace di sollecitare una riflessione sul rapporto tra materia, istinto, gesto e spiritualità: elementi attorno ai quali si sviluppa la sua ricerca pittorica. Il maestro come presenza e come domanda Il titolo “Cari Maestri” suggerisce una vicinanza affettiva prima ancora di una distinzione di merito. La parola “maestro” richiama chi ha saputo lasciare un segno e trasmettere una conoscenza; l’aggettivo “cari” restituisce a questa figura una dimensione umana, fatta di gratitudine, ascolto e confronto. Ogni artista incontra dei maestri. Alcuni appartengono alla storia e vengono conosciuti attraverso le opere; altri accompagnano direttamente il cammino, con un insegnamento o persino con una domanda destinata a rimanere aperta. Il loro valore si misura anche nella libertà che sanno generare: quella di cercare una voce propria, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. La presenza nel percorso espositivo di un’opera di Raffaello Sanzio, richiamata nella cronaca della manifestazione, conferisce a questo confronto un particolare significato. La grande tradizione italiana entra nell’orizzonte della ricerca invita contemporanea e a ragionare sulla continuità dell’esperienza artistica, pur nella diversità delle forme e dei linguaggi. Accostarsi a un maestro significa anche accettare una misura impegnativa: domandarsi propria quanto una opera riesca a esprimere, quale necessità la sostenga, che cosa possa lasciare nello sguardo di chi la incontra. Gubbio e il richiamo francescano La cornice religiosa dell’esposizione, legata agli spazi di Santa Maria Nuova, contribuisce alla lettura delle opere. In un luogo segnato dalla preghiera e dalla memoria, lo sguardo può acquistare un ritmo diverso. La contemplazione richiede tempo e disponibilità: due condizioni preziose anche per avvicinarsi all’arte. Il richiamo a san Francesco offre una chiave di riflessione particolarmente feconda. La sua attenzione al creato e alle esistenze più umili suggerisce un modo di osservare fondato sulla cura. all’esperienza Applicata artistica, questa disposizione invita a riconoscere valore anche in una superficie irregolare, in una traccia, in un dettaglio apparentemente secondario. La materia può così diventare il punto d’inizio di una domanda spirituale. Un colore, una densità, un gesto trattengono dell’esperienza umana e lo rendono visibile. Spetta poi a chi guarda accogliere quella presenza e costruire con essa un rapporto personale. CRISE: la materia e il gesto È attorno a questo incontro che si può sviluppare una lettura della ricerca CRISE. Il rapporto tra materia e gesto pone al centro il momento in cui un impulso interiore prende forma e diventa pittura. Alla domanda sull’esperienza vissuta, l’artista risponde: «È stato un onore avere partecipato al Giubileo di San Francesco. La mia pittura nasce dall’istinto e dal gesto». Sono parole essenziali, che indicano un’origine e un metodo di avvicinamento al lavoro. L’istinto precede la spiegazione; il gesto lo porta sulla superficie e lo espone allo sguardo altrui. Da quel momento, ciò apparteneva all’intimità dell’artista acquista dimensione condivisa. In una questa prospettiva, la materia pittorica assume il valore di una testimonianza del fare. qualcosa Conserva il passaggio della mano, la tensione di una scelta, la possibilità di un ripensamento. Anche quando l’opera è conclusa, può continuare a suggerire il movimento dal quale è nata. di che La spiritualità evocata da una simile ricerca può essere intesa come disponibilità a interrogare ciò che sfugge a una definizione immediata. L’artista affida alla pittura un’esperienza; chi osserva vi porta la propria memoria, le proprie inquietudini, proprio desiderio comprendere. Un fratello d’arte il di Definire CRISE un “fratello d’arte” significa riconoscere una prossimità costruita attraverso la sensibilità e il lavoro. È un’espressione che richiama la possibilità di incontrarsi nella ricerca, anche quando i percorsi e i risultati sono differenti. Una collettiva rende visibile questa possibilità. Ogni opera conserva la propria identità e, nello stesso tempo, entra in relazione con le altre. Da tale vicinanza possono nascere domande nuove, affinità inattese, divergenze capaci di arricchire la comprensione. “Cari Maestri” offre così l’occasione per riflettere anche sulla funzione culturale di una mostra: creare uno spazio nel quale la bellezza diventi esperienza pubblica, accessibile al confronto e alla partecipazione. A Gubbio, nel richiamo francescano e nell’incontro tra tradizione contemporaneità, la presenza di CRISE si inserisce in questo dialogo. dichiarazione — «La mia pittura nasce dall’istinto e dal gesto» — lascia al visitatore una domanda semplice e impegnativa: quanta parte della nostra vita interiore può trovare forma in un segno? È forse da questa domanda che comincia l’incontro più personale con Davanti trasformata alla un’opera. materia dalla e dell’artista, mano ciascuno può fermarsi e riconoscere qualcosa che lo riguarda.
