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Diapositiva1 POLITICA

L'Europa che non c'e'

Il Prof. Di Bernardo dà la sveglia all’Europa. Ma l’Europa non reagisce e chi comanda sono gli Stati Uniti. L’Europa non da segno di svegliarsi dal profondo sonno.

A Amovi 14 ottobre 2026 alle ore 17:38

a cura della redazione di OCN

La nostra redazione trova interessante e critico l’articolo apparso  su “Il Giornale d’Italia.” Riportiamo per intero l’articolo nell’intervista di Lelio Antonio Deganutti al Prof. Giuliano Di Bernardo

L'Unione Europea è stata formalmente istituita con il Trattato di Maastricht, firmato nel febbraio 1992 ed entrato in vigore il 1º novembre 1993. Tuttavia, il processo di integrazione è iniziato il 9 maggio 1950 con la dichiarazione Schuman e la creazione della CECA nel 1951, seguita dalla CEE nel 1957.

L’Europa è composta da 27 Stati con: 27 sono i Ministri degli Esteri, difesa, commercio, industria etc. etc. Nessuno pensa di creare uno Stato unitario come “gli Stati Uniti d’Europa o una Federazione degli Stati Uniti d’Europa.

Certamente diventerebbe un grande Stato e di fatto una grande potenza in tutti i campi. Avrebbe un peso strategico mondiale e di approvvigionamento. Manterrebbe la Pace a vita.

Il Prof. Giuliano Di Bernardo ci indica in una analisi la sua strada:

«L'impero americano è un gigante dalle gambe d'argilla, l'Italia non può fungere da spettatore" "Un gigante dalle gambe d’argilla che può sgretolarsi in qualsiasi momento sotto la spinta di condizioni avverse. Guerra in Iran giova solo a Tel Aviv che spera di realizzare il Progetto della Grande Israele.»

Cos'è oggi l'impero americano?

«Dobbiamo riflettere sull’impero americano a prescindere da Trump, Rubio e altri attori in gioco. I presidenti, che hanno preceduto Donald Trump dalla fine della Guerra Fredda, hanno sempre rifiutato la proposta di Israele di attaccare l’Iran per distruggerla. Trump, che si sta comportando come il primo presidente “israeliano” degli Stati Uniti, invece, l’ha accettato e ha iniziato una guerra per procura per conto di Israele. La guerra contro l’Iran, che è un’aggressione ingiustificata secondo le leggi internazionali, sta rivelando, tuttavia, il potere reale dei protagonisti. Una guerra che potrebbe coinvolgere altre potenze mondiali come la Cina e la Russia a chi giova? Certamente, non agli Stati Uniti che hanno già subito notevoli perdite militari, politiche e di credibilità. Se questa guerra continuerà, sarà la fine politica di Donald Trump e del Partito Repubblicano, oltre all’insorgere di una crisi economica e sociale devastante negli Stati Uniti. Non giova all’Europa che ne risulterà fortemente danneggiata.

Ma allora a chi giova questa guerra?

A Israele che spera, dopo l’annichilimento dell’Iran, di realizzare il Progetto della Grande Israele secondo la visione della Terra Promessa della Bibbia che va dal Nilo all’Eufrate. Tale speranza, tuttavia, può infrangersi nella distruzione dello Stato di Israele che si potrebbe avere nel caso di un’escalation atomica. La ragione per cui Israele vuole correre questo rischio va ricercata non nella geopolitica ma nella teologia, che prevede l’Armageddon (catastrofe apocalittica o battaglia finale che segna la fine del mondo) intesa come condizione necessaria per far tornare sulla Terra il Messia che darà al popolo ebraico la Terra Promessa. È proprio questa visione che potrebbe scatenare la Terza guerra mondiale. È pura follia.

Se ciò dovesse verificarsi, sarebbe colpa degli Ebrei?

Assolutamente no. Gli ebrei (o meglio i giudei) stanno subendo il danno più grave dalla guerra voluta da Israele. Per evitare di accusare gli ebrei di crimini che non hanno commesso, è necessario distinguere l’ebraismo dal sionismo. Sebbene i due termini siano spesso ritenuti sinonimi, appartengono a categorie diverse: l’ebraismo è un’identità religiosa e culturale millenaria, mentre il sionismo è un movimento politico moderno, nato alla fine del XIX secolo (fondato da Theodor Herzl nel 1897), con l’obiettivo di creare uno Stato nazionale per il popolo ebraico nella sua terra d’origine (Sion, è un antico nome di Gerusalemme). È importante comprendere che non tutti gli ebrei sono sionisti e non tutti i sionisti sono ebrei (nell’amministrazione Trump, milioni di cristiani, detti “Sionisti Cristiani”, sostengono Israele per ragioni teologiche proprie pur non essendo ebrei). La guerra contro l’Iran è voluta dai sionisti di Israele e degli Stati Uniti.

La decadenza dell’impero americano e della civiltà occidentale è in parte determinata dall’emergere di nuove potenze mondiali. Come si va definendo un nuovo ordine mondiale?

Dopo la fine della Guerra Fredda fino a qualche decennio scorso, sul pianeta Terra esisteva un solo impero, quello americano, che usava potenti strumenti come il dollaro, le sanzioni e le armi, per imporre la propria volontà a tutti gli Stati che avevano una differente concezione dell’uomo e della vita. Tuttavia, il tempo evolve e le condizioni storiche dell’umanità cambiano, per cui paesi sottomessi all’egemonia dell’impero americano si sono risvegliati e divenuti potenze mondiali. Mi riferisco soprattutto alla Cina. Quando l’ho visitata 40 anni fa nella mia qualità di Pro Rettore dell’Università di Trento per fare accordi culturali con le università di Pechino, Nanchino e Shangai, la Cina era ancora addormentata nel sonno millenario. Sono stati sufficienti pochi decenni per trasformarla in una potenza che eccelle nella tecnologia, nell’economia ed è portatore di un messaggio di pace per tutta l’umanità. Può sembrare un paradosso, ma oggi gli Stati democratici (gli Stati Uniti e l’Europa) vogliono la guerra mentre gli Stati dittatoriali perseguono la pace. Il presidente Trump, che considera la Cina l’antagonista più pericoloso, pensa di metterla in crisi creandole difficoltà all’approvvigionamento dell’energia, ma la sua è un’illusione perché la Cina sta sviluppando l’energia solare che compenserà l’eventuale carenza di petrolio e gas. Il presidente degli Stati Uniti non metterà in difficoltà l’altro impero che è risorto, la Federazione Russa, che non ha né avrà mai problemi per l’energia. La guerra di Israele e degli Stati Uniti all’Iran ha rivelato non solo la debolezza di questi Stati, ma anche la potenza dell’Iran che oggi, controllando lo Stretto di Hormuz e così influendo sul commercio mondiale, è assurta al rango di potenza regionale con cui fare i conti. La Corea del Nord è una potenza atomica di rispetto che, unita a Cina, Russia e Iran, contribuisce a formare un impero orientale, che avrà una decisiva influenza su tanti paesi del nostro pianeta, in alternativa all’impero americano.

La nascita di nuovi imperi porta inevitabilmente alla ridefinizione delle loro relazioni. Quali previsioni lei fa a tale riguardo?

Le previsioni possibili sono due e dipendono dagli Stati Uniti: il rifiuto a riconoscere l’esistenza di altri imperi e l’accettazione di tali esistenze. Nel primo caso, l’impero americano, sebbene in decadenza, userà ogni mezzo per riavere la perduta potenza, esattamente come sta facendo Donald Trump. Nel secondo caso, prenderà atto della sua decadenza, ridurrà la sua influenza sul resto del mondo, e collaborerà con gli altri imperi per spartirsi, con la diplomazia e non con la guerra, le regioni della Terra. Non vi saranno più guerre rilevanti e l’umanità vivrà nel benessere e in pace. Personalmente, auspico la seconda previsione, che sarebbe il trionfo del principio di tolleranza, anche se penso che a prevalere sarà la prima.

In questo quadro geopolitico, qual è il ruolo svolto dalla Chiesa cattolica?

La Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, si è aperta al mondo indebolendo la sua dottrina teologica. Gli ultimi due papi, Francesco e Leone XIV, hanno portato alle estreme conseguenze tale apertura con la dottrina dell’inclusione basata sulla misericordia e il perdono. Sono insorti oppositori autorevoli che alimentano una “scissione silenziosa” che, a mio modo di vedere, potrebbe essere realizzata dall’Opus Dei. Dal punto di vista geopolitico, le differenze tra i due pontefici sono enormi. Quando ci fu l’invasione russa dell’Ucraina, Francesco parlò dell’azione di un impero, dando un giudizio neutrale. Monsignor Prevost, invece, parlò di occupazione imperialista, dando un’interpretazione ideologica di condanna. Dopo la sua elezione al soglio di Pietro, ha continuato su questa linea parlando di pace: per Gaza ha chiesto la “pace”, per l’Ucraina, invece, ha chiesto una “pace giusta”. La sua preferenza ideologica lo ha manifestato invitando Zelensky in Vaticano e promettendo una visita a Kiev non appena le circostanze lo consentiranno. La Russia ha ben inteso il suo atteggiamento a favore dell’Ucraina e ha interrotto i rapporti diplomatici, non considerando il papa un mediatore per la pace. Diversamente da lui, papa Francesco aveva tenuto una posizione al di sopra delle parti, proprio per essere un protagonista al momento delle trattative per un accordo.

Infine, l’Italia dove sta andando?

Tutti i governi italiani, di destra e di sinistra, hanno sempre assunto un atteggiamento di servilismo nei confronti degli Stati Uniti, in cambio di sicurezza. Con il presidente Trump, tuttavia, la situazione è radicalmente cambiata perché egli chiede agli alleati europei un impegno più forte, pena il ritiro dalla NATO. Per la prima volta, l’Unione Europea si sente abbandonata ed è caduta nel panico. Tutto lascia prevedere la fine della NATO. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a differenza degli altri Capi di Stato europei, si è rapportata alla geopolitica internazionale assumendo l’atteggiamento dell’equilibrista: invece di scegliere tra una parte e l’altra, si è posta al di sopra delle parti attribuendosi un ruolo di mediazione. Questo atteggiamento può andar bene finché non si arriva al nodo cruciale per cui è costretti a scegliere. Qui cominciano i problemi. Ne è esempio tipico la richiesta di Trump all’Italia di sostenerlo nella guerra all’Iran. Da qui nasce il disorientamento che, aggiunto alla sconfitta elettorale, pone il Governo Meloni in una condizione di estrema debolezza. Le forze politiche avverse ne approfittano e si propongono come alternativa. Quale alternativa? Da quel che sta emergendo, sembra che sostenga le stesse tesi della maggioranza. In politica estera, sia Conte sia Schlein sostengono l’Ucraina e si preparano per fare guerra alla Russia. Di conseguenza, rifiutano il petrolio russo portando gli italiani verso condizioni di estremo disagio economico, che scateneranno rivolte sociali. Perché i nostri governanti non guardano alla Spagna dove il presidente Sanchez ha avuto il coraggio di opporsi alla deriva dell’Europa e ha garantito agli spagnoli un

benessere futuro? Perché il nostro Presidente del Consiglio non va in Iran per accordi sull’energia come stanno facendo altri Capi di Stato? Paradossalmente, lei preferisce andare nelle monarchie del Golfo che sono i perdenti di questa guerra. La destra politica vale la sinistra. E allora? La soluzione è semplice ed è davanti ai nostri occhi: fare una legge elettorale che consenta a personalità eminenti (ce ne sono tante) di assumere la guida del governo. È tempo che in Italia la politica torni ad avere la “P” maiuscola. Per farlo, tuttavia, è necessario cambiare la legge elettorale. Purtroppo, il potere di cambiarla ce l’hanno solo i partiti politici che non lo faranno mai per salvare i loro privilegi. E allora?

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