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Diapositiva1 CULTURA

SANTI SINDONI, IL MAESTRO CHE DÀ FORMA ALL’INVISIBILE

Ho conosciuto e intervistato il Maestro Santi Sindoni

A Amovi 19 ottobre 2026 alle ore 10:44

SANTI SINDONI, IL MAESTRO CHE DÀ FORMA ALL’INVISIBILE

Dalla formazione alla ricerca sulla materia, dalle «Cellule» alla «Sindoni»: un percorso artistico che interroga la vita, il sacro e il mistero dell’universo.

di Vincenzo Amore

Ho conosciuto e intervistato il Maestro Santi Sindoni. Nel raccontare il suo percorso artistico, desidero mettere al centro ciò che permette davvero di comprendere un pittore: le opere, il linguaggio, la continuità della ricerca. È davanti alle tele che si misura la sua capacità di comunicare, di trattenere lo sguardo e di suscitare domande che accompagnano il visitatore anche dopo l’incontro con il dipinto.

Siciliano d’origine, Sindoni sviluppa la propria formazione fin da piccolo. A Milano, passa attraverso la Scuola d’Arte all'ombra del Castello Sforzesco nell'Accademia di Brera. La sua biografia artistica documenta studi di pittura decorativa, tecnica dell’affresco e anatomia della figura. Sono discipline che richiedono osservazione, esercizio e conoscenza dei materiali: una preparazione concreta, sulla quale costruirà un linguaggio sempre più personale.

Il disegno, il corpo e la superficie pittorica diventano così strumenti di un’indagine che si estende oltre la rappresentazione del visibile. Nel suo lavoro, la materia assume un ruolo espressivo autonomo: conserva tracce, suggerisce presenze, mette in relazione la dimensione fisica dell’immagine con quella interiore di chi la osserva.

Sindoni definisce questa ricerca «Psicomateria». Nella presentazione della propria poetica, la collega all’intensità emotiva dell’Espressionismo e all’immaginazione del Surrealismo. È un modo di intendere la pittura nel quale il mondo esterno e la percezione individuale partecipano alla stessa costruzione: il colore diventa emozione, la forma suggerisce pensiero, la superficie acquista profondità psicologica.

Le tappe espositive aiutano a seguire lo sviluppo di questa visione. Il curriculum dell’artista comprende Il disarmo dell’anima, a Bologna nel 2010; La Cellula e il Cosmo, a Cesano Maderno nel 2011; Psicomateria Anime, a Caravaggio nel 2012; Natura Naturans, al Parco Museo Jalari di Barcellona Pozzo di Gotto nel 2014. Nel 2015 sono documentate partecipazioni a manifestazioni artistiche a Genova, Venezia e Londra. Già i titoli delineano una ricerca riconoscibile: l’interiorità, la natura, l’origine e la trasformazione della vita.

In questo percorso trovano posto le composizioni dedicate alle «Cellule», richiamate nei materiali critici sul Maestro. Il segno filiforme e l’organizzazione delle forme suggeriscono un mondo in formazione, attraversato da movimenti e relazioni. Il riferimento biologico diventa una possibilità poetica: osservare il piccolo per interrogarsi sull’insieme, cercare nella struttura elementare della vita un’immagine della complessità dell’esistenza.

È una chiave utile anche per leggere il rapporto di Sindoni con il cosmo. La distanza tra la cellula e l’universo si trasforma in uno spazio dell’immaginazione. La pittura permette di accostarli, di riconoscervi ritmi e corrispondenze, senza pretendere di offrire spiegazioni scientifiche. Il suo terreno è quello dell’intuizione visiva: dare una forma sensibile a domande che riguardano l’origine, il tempo e il nostro posto nel mondo.

Accanto a questa ricerca, la dimensione sacra occupa un luogo centrale. Il Cristo, la Passione e l’immagine sindonica costituiscono nuclei ricorrenti del suo lavoro. Qui l’attenzione alla materia incontra il tema della presenza umana: il corpo, la sua vulnerabilità, la traccia che lascia.

La documentazione conservata in archivio richiama le quattordici opere della serie «Via Crucis nel Mondo», presentate alla Caffetteria di Palazzo Reale, e riproduce la tela Frammenti di Sindone. Il titolo della serie offre già una direzione interpretativa: la Passione viene posta in relazione con il mondo, con una sofferenza che attraversa epoche e appartenenze. La sequenza delle quattordici opere invita inoltre a una lettura progressiva, nella quale ciascuna immagine partecipa a un’esperienza più ampia.

Nelle opere dedicate alla Sindone, l’impronta diventa un tema decisivo. Una traccia rende percepibile ciò che non è più fisicamente presente; custodisce una memoria e, insieme, apre una domanda. La superficie dipinta può allora essere letta come luogo di incontro tra presenza e assenza, tra ciò che riconosciamo e ciò che rimane misterioso.

La lettura critica pubblicata da Mariella Ricca accosta La Sindone alla «singolarità cosmica» fa testo, interpreta l’opera attraverso il rapporto fra tempo, spazio e spiritualità. È una suggestione da intendere in senso simbolico: nell’immagine si concentrano sentimenti e significati che il racconto ordinario tende a separare. La pittura li rende simultanei, affidandoli all’esperienza dello spettatore.

Un riconoscimento documentato è giunto alla seconda edizione del Festival dell’Arte di Sanremo, tenuta al Teatro Ariston dal 13 al 16 novembre 2025. L’elenco ufficiale comprende Santi Sindoni tra gli artisti destinatari della Menzione speciale del Comitato scientifico; la cronaca dedicata alla sua partecipazione riferisce inoltre della targa di merito assegnata a La Sindone. Un passaggio significativo nella diffusione pubblica della sua ricerca.

Il valore del percorso di Sindone emerge soprattutto nella relazione fra questi diversi nuclei: la cellula, il corpo, la materia, il sacro. Sono temi che si richiamano e permettono di riconoscere una medesima tensione conoscitiva. L’artista torna sulla domanda di che cosa renda viva un’immagine e di quale esperienza possa trasmettere attraverso il colore.

È in questa continuità che riconosco la qualità del Maestro: nella dedizione a una ricerca, nella volontà di approfondirla, nella capacità di affidare alle opere interrogativi che restano aperti. Le sue tele chiedono tempo e attenzione. A chi accetta di sostare davanti a esse, offrono la possibilità di guardare la materia come qualcosa che custodisce memoria e di riconoscere, dentro un’immagine, una domanda profondamente umana.

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