Como · --° Sabato 17 ottobre 2026
L'informazione libera vicina ai cittadini di Como e Provincia
ULTIME NEWS
17.10.2026CRONACAInaugurato a Sala Comacina il Distaccamento della Polizia Stradale: presente il Vice Premier Salvini e il Ministro Piantedosi17.10.2026EVENTICasnate con Bernate, strade chiuse domenica 18 ottobre 2026 per gara podistica17.10.2026CULTURAErba celebra Emilio Magni con un omaggio e la presentazione di una biografia alla Biblioteca Pontiggia17.10.2026EVENTIA Lurate Caccivio la commedia dialettale "No, inscì ghe semm no!": appuntamento al Cineteatro Pax il 14 novembre17.10.2026EVENTIMontano Lucino: borse di studio per studenti meritevoli, domande entro il 21 novembre 202617.10.2026CULTURALinea bus 8, modifiche al percorso a Casnate con Bernate per una manifestazione podistica17.10.2026EVENTIVertemate con Minoprio: torna la Castagnata della Croce Rossa di Cermenate17.10.2026CRONACAChemsex, il silenzio che lascia sole le persone: la salute non può aspettare17.10.2026CRONACAInaugurato a Sala Comacina il Distaccamento della Polizia Stradale: presente il Vice Premier Salvini e il Ministro Piantedosi17.10.2026EVENTICasnate con Bernate, strade chiuse domenica 18 ottobre 2026 per gara podistica17.10.2026CULTURAErba celebra Emilio Magni con un omaggio e la presentazione di una biografia alla Biblioteca Pontiggia17.10.2026EVENTIA Lurate Caccivio la commedia dialettale "No, inscì ghe semm no!": appuntamento al Cineteatro Pax il 14 novembre17.10.2026EVENTIMontano Lucino: borse di studio per studenti meritevoli, domande entro il 21 novembre 202617.10.2026CULTURALinea bus 8, modifiche al percorso a Casnate con Bernate per una manifestazione podistica17.10.2026EVENTIVertemate con Minoprio: torna la Castagnata della Croce Rossa di Cermenate17.10.2026CRONACAChemsex, il silenzio che lascia sole le persone: la salute non può aspettare
CRONACA

Chemsex, il silenzio che lascia sole le persone: la salute non può aspettare

Un’indagine FeDerSerD accende i riflettori sulle difficoltà dei servizi

A Amovi 17 ottobre 2026 alle ore 04:15

Chemsex, il silenzio che lascia sole le persone: la salute non può aspettare

Un’indagine FeDerSerD accende i riflettori sulle difficoltà dei servizi nel riconoscere il fenomeno e costruire percorsi di assistenza. Servono formazione, ascolto e collegamenti concreti fra chi cura le dipendenze e chi si occupa di salute sessuale.

di Vincenzo Amore
17 ottobre 2026

Ci sono problemi che rimangono sommersi anche perché è difficile trovare il luogo e le parole per raccontarli. Quando il consumo di sostanze si intreccia alla sessualità, alla paura del giudizio e alla difficoltà di chiedere aiuto, il silenzio può diventare una barriera alle cure. È una barriera che un servizio sanitario deve saper riconoscere e abbattere.

Il chemsex, inteso come uso intenzionale di sostanze psicoattive per facilitare o prolungare i rapporti sessuali, pone interrogativi che riguardano insieme dipendenze, salute sessuale e benessere psicologico. Affrontarlo richiede competenza, discrezione e capacità di ascolto. Il moralismo può soltanto allontanare chi avrebbe bisogno di parlare.

A richiamare l’attenzione su queste difficoltà è la survey nazionale FeDerSerD sulle patologie infettive correlate al consumo di sostanze, presentata a Napoli durante il XV Congresso nazionale della Federazione. Secondo quanto riferito da Adnkronos, l’indagine ha raccolto, tra maggio e luglio 2026, 390 questionari compilati da professionisti dei Servizi per le Dipendenze, prevalentemente medici.

Il quadro restituisce competenze consolidate, ma anche lacune importanti. E proprio da queste bisogna partire, senza trasformare un tema delicato in uno spettacolo.

Quando i servizi non riescono a fare rete

Secondo i risultati riportati, il 68,5% dei SerD non dispone di collaborazioni formalizzate con i centri territoriali specializzati nelle infezioni sessualmente trasmesse. Soltanto il 36,7% adotta un’anamnesi sessuale o un’attività di counselling strutturata, mentre oltre il 56% ne risulta sprovvisto.

Dietro queste percentuali c’è una questione concreta: quanto è facile, per una persona, trovare un percorso nel quale i diversi aspetti della propria salute vengano considerati insieme?

Una collaborazione formalizzata significa sapere a chi rivolgersi, come accompagnare un paziente e come evitare che una richiesta di aiuto si perda fra un servizio e l’altro. La sua assenza non dimostra che ogni assistenza sia impossibile, ma segnala una debolezza organizzativa sulla quale intervenire.

Chi attraversa una condizione di fragilità non dovrebbe essere costretto a ricostruire da solo i collegamenti che mancano al sistema.

Conoscere il fenomeno, senza etichettare le persone

Sul chemsex, l’indagine segnala che soltanto circa un quarto dei servizi approfondisce il tema, mentre il 37,4% non lo indaga affatto. Fra le difficoltà emergono la formazione specifica insufficiente, lo stigma e la scarsità di reti assistenziali dedicate.

Occorre leggere questi numeri correttamente: descrivono quanto riferito dai professionisti interpellati sul funzionamento dei servizi. Non misurano quante persone pratichino chemsex in Italia e non consentono, da soli, di stabilire le dimensioni del fenomeno nella popolazione.

Indicano però una necessità precisa: fare domande appropriate e creare le condizioni perché le risposte possano arrivare senza paura.

Non si tratta di invadere la vita privata. Si tratta di offrire uno spazio clinico rispettoso, nel quale una persona possa raccontare l’uso di sostanze, le proprie esperienze sessuali e le eventuali difficoltà, sapendo di essere ascoltata con competenza. Nessuno dovrebbe sentirsi ridotto a un comportamento o a un’etichetta.

Gli operatori hanno bisogno di strumenti

Daniele Pini, dirigente medico e rappresentante nazionale e territoriale di FeDerSerD, richiama la necessità di considerare la salute sessuale e la prevenzione delle infezioni parte integrante della cura delle dipendenze.

È un’indicazione che va accompagnata da risorse. Lo stesso Pini sottolinea le difficoltà legate alla carenza di personale e ai mezzi disponibili. Chiedere maggiore attenzione ai servizi significa anche metterli nelle condizioni di dedicarvi tempo, formazione e professionalità.

Sarebbe troppo semplice attribuire ogni lacuna a chi lavora quotidianamente sul territorio. Le responsabilità organizzative vanno riconosciute: un percorso multidisciplinare richiede accordi, continuità e interlocutori disponibili. La buona volontà degli operatori, da sola, non può sostenere tutto.

Una diagnosi deve aprire la strada alla cura

La survey affronta anche le infezioni virali. Lo screening per l’epatite C risulta ampiamente diffuso nei SerD, ma soltanto il 5,6% dei servizi, secondo i dati riportati, dispone delle condizioni organizzative per gestire direttamente il trattamento antivirale.

Questo non significa che gli altri pazienti siano esclusi dalle cure: nella maggior parte dei casi vengono indirizzati a strutture specialistiche esterne. Il punto critico è il passaggio fra la diagnosi e l’effettivo avvio del trattamento.

Distanze, ostacoli organizzativi, difficoltà nel proseguire il percorso e stigma possono rendere quel passaggio più fragile. Per questo FeDerSerD richiama l’importanza di servizi vicini alle persone, test rapidi e percorsi che colleghino tempestivamente l’accertamento dell’infezione alla possibilità di curarla.

La diagnosi deve rappresentare l’inizio di una presa in carico concreta. Consegnare un’indicazione è utile; assicurarsi che una persona riesca a seguirla è un ulteriore, decisivo compito dell’assistenza.

La dignità si difende anche nell’accesso ai servizi

Il problema che emerge dall’indagine riguarda infine le differenze territoriali. Le esperienze efficaci esistono, ma devono poter diventare un riferimento accessibile anche dove l’organizzazione è più debole.

La possibilità di essere ascoltati e accompagnati non dovrebbe dipendere dalla fortuna di vivere vicino al servizio meglio attrezzato. È qui che si misura la credibilità di una sanità capace di raggiungere le persone più vulnerabili.

Parlare di chemsex con serietà significa dunque rinunciare al sensazionalismo e affrontare domande precise: gli operatori hanno una formazione adeguata? I servizi comunicano fra loro? Chi chiede aiuto trova risposte comprensibili e un percorso praticabile?

Sono queste le risposte che dobbiamo pretendere.

Dietro l’accesso a un SerD c’è una persona con una storia, relazioni, paure e bisogni di salute che meritano attenzione nel loro insieme. La dignità non può essere subordinata alle scelte compiute, né il diritto alla cura alla capacità di chiedere aiuto nel modo giusto.

Una comunità responsabile rende quella richiesta più facile. E quando finalmente arriva, deve essere pronta ad accoglierla.

Fonte dei dati e delle dichiarazioni: articolo Adnkronos del 17 ottobre 2026 sulla survey nazionale FeDerSerD presentata al XV Congresso di Napoli. Rielaborazione e commento di Vincenzo Amore.

CONDIVIDI

← Torna alla home