CRONACA Chikungunya in Ticino: sintomi, cure e vaccino in Italia
Foto di leo2014 su PixabayChikungunya in Ticino, quattro contagi nello stesso quartiere. Sintomi, trasmissione, cure e cosa sapere sul vaccino in Italia.
COMO – La chikungunya in Ticino riaccende l’attenzione sui sintomi e sulla trasmissione attraverso la zanzara tigre: quattro persone sono state contagiate nello stesso quartiere del Piano di Magadino. Due potrebbero essere state punte dal medesimo insetto, secondo il medico cantonale Giorgio Merlani. Il rischio attuale per la popolazione resta molto basso.
L’ipotesi: una stessa zanzara per due contagi
Il medico cantonale Giorgio Merlani, interpellato dall’agenzia Keystone-ATS, ha spiegato che due delle quattro persone potrebbero essere state punte dallo stesso insetto. Per gli altri contagi ha indicato come probabile il coinvolgimento di una sua discendente.
Si tratta di una ricostruzione ipotizzata dal medico cantonale, non dell’identificazione certa delle zanzare responsabili. Il dato rilevante è la concentrazione delle infezioni in un’area residenziale limitata.
Dopo la conferma delle infezioni, nel quartiere è stato eseguito, con la collaborazione della SUPSI, un trattamento contro le zanzare adulte. Merlani ne ha sottolineato l’utilità ricordando che gli spostamenti della zanzara tigre sono generalmente contenuti, nell’ordine di un centinaio di metri. Una distanza indicativa, che non va interpretata come un confine oltre il quale il rischio diventa automaticamente nullo.
Chikungunya: cos’è e come si trasmette
La chikungunya è una malattia virale trasmessa soprattutto dalle zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus. Quest’ultima è la zanzara tigre, presente anche in Italia.
Il meccanismo di trasmissione parte da una persona infetta: una zanzara, pungendola durante la fase in cui il virus circola nel sangue, può acquisirlo e trasmetterlo successivamente ad altre persone.
È così che un’infezione introdotta da un viaggiatore può dare origine a contagi locali, se nel territorio sono presenti zanzare capaci di trasmetterla e condizioni favorevoli alla loro attività.
Il normale contatto con una persona malata non trasmette l’infezione: parlare, condividere un ufficio o incontrarsi sui mezzi pubblici non rappresentano la consueta via di contagio.
I sintomi: febbre improvvisa e forti dolori articolari
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i sintomi compaiono generalmente dopo 4–8 giorni dalla puntura, con un intervallo possibile di 2–12 giorni.
I segnali più caratteristici sono la comparsa improvvisa di febbre e dolori articolari intensi. Possono aggiungersi gonfiore delle articolazioni, dolori muscolari, mal di testa, stanchezza ed eruzioni cutanee.
Il dolore può rendere difficili azioni quotidiane come camminare o utilizzare le mani. Il nome della malattia, derivato dalla lingua kimakonde, richiama proprio la postura piegata assunta dalle persone sofferenti.
La maggior parte dei pazienti guarisce, ma i dolori articolari possono continuare per mesi e, in alcuni casi, anni, come ricorda l’Istituto superiore di sanità. La loro persistenza non va confusa con quella della febbre: è soprattutto il dolore a poter prolungare le conseguenze della malattia.
Le forme gravi sono rare, ma richiedono particolare attenzione neonati, anziani e persone con patologie preesistenti.
In Italia il virus non è una novità
La prima epidemia europea di chikungunya trasmessa localmente fu individuata in Emilia-Romagna nel 2007. Dieci anni dopo, altri focolai interessarono Lazio e Calabria.
Per leggere la situazione attuale, il riferimento è la sorveglianza nazionale. Nell’aggiornamento ISS pubblicato il 29 ottobre, dal 1° gennaio al 27 ottobre 2026 risultavano 30 casi confermati in Italia: uno autoctono e gli altri associati a viaggi all’estero, senza decessi.
Sono dati riferiti a quella data, non il bilancio definitivo dell’anno. Un caso importato indica un’infezione contratta all’estero; un caso autoctono segnala invece una trasmissione avvenuta sul territorio nazionale.
Come si cura la chikungunya in Italia
Non esiste un antivirale specifico contro la chikungunya. Il trattamento punta ad alleviare i sintomi attraverso riposo, idratazione e medicinali per febbre e dolore scelti dal medico.
L’OMS indica il paracetamolo nella fase iniziale, fino a quando sia stata esclusa la dengue. Le due infezioni possono presentare sintomi simili e gli antinfiammatori non steroidei, come l’ibuprofene, possono aumentare il rischio di sanguinamento in caso di dengue.
Per questo è importante non scegliere autonomamente una terapia basandosi soltanto sui sintomi.
La diagnosi viene confermata attraverso esami del sangue, con la ricerca del virus oppure di anticorpi specifici. Se i dolori articolari persistono, il medico può valutare ulteriori accertamenti e un percorso terapeutico adeguato.
Chi manifesta febbre e dolori durante o dopo un viaggio dovrebbe comunicare al medico le località visitate. Proteggere dalle punture anche una persona già infetta aiuta a impedire che altre zanzare acquisiscano il virus.
Vaccino contro la chikungunya: cosa sapere in Italia
I vaccini esistono, ma autorizzazione, disponibilità presso un centro e indicazione per il singolo paziente sono aspetti distinti.
Vimkunya è autorizzato nell’Unione europea dal 28 febbraio 2025 per adulti e adolescenti dai 12 anni. Utilizza particelle simili al virus ma non infettive, richiede prescrizione e viene somministrato con una singola iniezione.
AIFA ne ha segnalato l’inserimento nella classe Cnn nel giugno 2025. Questo passaggio regolatorio non significa, da solo, che il vaccino sia immediatamente disponibile in ogni struttura o gratuito per tutti.
Esiste anche Ixchiq, un vaccino vivo attenuato. Nel 2026 le autorità europee ne hanno ristretto l’indicazione alle persone dai 12 anni ad alto rischio di infezione, dopo la valutazione di eventi avversi gravi. Indicazioni e precauzioni dei due prodotti non devono essere confuse.
Per chi parte verso aree interessate dalla malattia, il riferimento è un centro di medicina dei viaggi o il servizio vaccinale dell’ASL o ASST, che può verificare indicazione, controindicazioni, disponibilità e costo.
La decisione dipende dalla destinazione, dalla durata e dal tipo di soggiorno, oltre che dalle condizioni personali. La presenza dei quattro casi ticinesi non comporta, da sola, un’indicazione a vaccinarsi per chi vive nel Comasco.
Come proteggersi dalla zanzara tigre
Repellenti, zanzariere e abiti che coprano la pelle restano strumenti importanti. La protezione serve anche durante il giorno, quando le zanzare responsabili della trasmissione possono pungere.
Intorno a casa è utile eliminare l’acqua stagnante da sottovasi, secchi e contenitori: bastano piccoli ristagni per consentire alle zanzare di riprodursi. La vaccinazione, quando indicata, non sostituisce queste precauzioni.
Il caso ticinese mostra come una trasmissione possa concentrarsi in poche abitazioni dello stesso quartiere. Il rischio attuale resta molto basso, secondo le autorità: conoscere i sintomi e limitare le punture permette di affrontare la situazione con attenzione, senza trasformare un episodio circoscritto in un allarme generalizzato.
Ne abbiamo già parlato su Ora Como News, raccontando la conferma dei contagi e le condizioni delle persone coinvolte.
L’articolo precedente è disponibile qui:
https://oracomonews.com/articolo/febbre-chikungunya-in-ticino-quattro-casi-autoctoni-nel-piano-di-magadino
